Alle prime luci del giorno Muggia ancora sonnecchia.
Silenziosa e addormentata.
Qualche residente mattiniero esce di casa, pronto a iniziare la giornata, mentre, soprattutto d’estate, i turisti si affacciano poco alla volta su piazza Marconi, sul Mandracchio e nei dintorni, alla ricerca di un caffè.
Per tutti la giornata sta per cominciare. Ma ci sono alcune persone che sono nel pieno dell’attività già da ore. Sono i pescatori che a Muggia rappresentano una componente fondamentale del tessuto cittadino perché sono parte della storia e delle tradizioni del borgo. Un lavoro che inizia di notte e che si conclude solitamente nel primo pomeriggio, e che negli ultimi decenni ha segnato una contrazione significativa. Ma chi resta continua a portare avanti il mestiere con passione e impegno.
Tra le persone che ogni giorno sono pronte a uscire con il proprio peschereccio c’è Fabio Vascon, un veterano del settore, che alle spalle vanta una vita trascorsa nel golfo, partendo proprio da Muggia. “Circa quarant’anni alle spalle di mare e pesca, un lungo percorso che tuttora continua –racconta– anche se ormai, purtroppo, siamo rimasti in pochi, cinque imprese in tutto qui, che sono diminuite nel tempo, considerando che negli anni ’70 erano quaranta. Molto è cambiato nel frattempo, ma personalmente io resisto, e mi diverte ancora. A 62 sono un po’ stanco, è inevitabile, ma non mollo, e così anche gli altri colleghi”. La routine quotidiana è la stessa un po’ per tutti, “la sveglia è alle 4 del mattino, talvolta anche prima, si va in mare per rientrare verso le 9. Ci si ferma quindi sul molo per pulire le reti e per l’incassettamento del pesce. C’è un po’ di vendita sul posto ma il grosso dell’attività è al mercato centrale, fino alle 14 o 15 del pomeriggio”. Spesso i turisti seguono affascinati il lavoro di Fabio e degli altri pescatori, “si fermano e chiedono informazioni sulle modalità di pesca, su come vengano sistemate le reti, scattano foto, domandano piccole e grandi curiosità, sono molto interessati”. I pescherecci ormeggiati nel pittoresco porticciolo inoltre sono tra gli scatti che più rimbalzano sui social, tra chi sceglie di immortalare la cittadina, con lo sfondo degli edifici colorati o del mare.

I turisti di passaggio spesso cercano di capire anche cosa finisce nelle reti e su questo fronte Fabio è ricco di aneddoti, “nel corso degli anni è capitato un po’ di tutto –ricorda– ho tirato su un cancello, bombole di sub e addirittura un intero camino di una casa. E poi ci sono tante immondizie, ma cerchiamo di fare la nostra parte in un intervento di tutela del mare. Quello che recuperiamo lo trasportiamo a riva e poi lo gettiamo negli appositi cassonetti. Certo poi non dimentichiamo –precisa– che nelle reti finiscono anche ottimi pesci del nostro mare e sicuramente siamo più contenti –scherza– di quando emerge un pezzo di plastica”.
Ogni tanto c’è anche chi, fermo al mattino molto presto sul molo, soprattutto d’estate, osserva i movimenti delle imbarcazioni e il lento sfiorare l’acqua dei natanti mentre escono, quando ancora il buio è profondo. Un pubblico silenzioso e discreto, rapito da quel mestiere che tuttora incanta e cattura.