Se è vero –com’è vero– che la Barcolana è il migliore e più riconosciuto biglietto da visita della città, IES aveva l’obbligo di spiegarne il perché ai suoi lettori e soprattutto a chi Trieste sta appena iniziando a conoscerla. Se quindi la festa del mare, che quest’anno soffia su 56 candeline, nasconde un segreto questo può svelarcelo solamente Mitja Gialuz, il presidente della Società Velica di Barcola e Grignano che la organizza da sempre.
Professore ordinario di Diritto processuale penale all’Università di Genova ma triestino doc, Mitja Gialuz alla soglia dei 50 anni può già vantarne dieci come presidente della SVBG, il sodalizio che nel 1968 inventò la più unica delle regate al mondo. Dieci da presidente e almeno una trentina passate prima in mare, seguendo una passione che sin da ragazzino lo aveva portato sul gradino più alto del podio col titolo iridato nei 470 jr.


La partenza è un simbolo, un’icona di eguaglianza in un mondo sempre più diseguale.

Allora, da dove vogliamo iniziare a svelare il segreto di questa Barcolana?
“Proprio dall’affermazione del suo padre più famoso, Fulvio Molinari. Sono d’accordo con lui. Una regata del genere può esistere solo in questa città. E me ne sono convinto da quando la mia professione mi ha portato a vivere a Genova, altra storica città di mare. Molti hanno cercato di imitare la Barcolana. Nessuno ci è riuscito. Se vogliamo trovarci un segreto, questo è tutto dentro la sua genuinità popolare. Negli anni del boom economico, quando la vela da yachting si è trasformata in sailing, ecco quello che mi piace definire il miracolo laico della Barcolana. La più democratica e popolare delle regate”.

E se c’è un’immagine che lo testimonia è quell’incredibile linea di partenza sotto il Faro della Vittoria
“Dopo quasi 60 anni è quello che continua ad emozionare tutti, con in testa il sottoscritto. La partenza della Barcolana è un simbolo, un’icona di eguaglianza in un mondo sempre più diseguale. Essere tutti sulla stessa linea di partenza (quasi 2000 barche) significa condividere una passione. Anche se poi i percorsi di regata finiscono con l’essere diversi a seconda delle possibilità e capacità di ognuno: ci sono gli equipaggi dei super professionisti a fianco di una barca con a bordo un gruppo di amici. Dove trovate una cosa del genere in ambito sportivo? Con il dovuto rispetto, per partecipazione e legame col territorio, vedo solo due possibili paragoni: la maratona di New York ed il Palio di Siena. Mescolateli assieme e scoprirete lo spirito della Barcolana”.

E c’è poi forse un altro valore aggiunto: in quei dieci giorni di festa Barcolana non è solo sport…
“È anche arte e cultura, teatro e scrittura, fondendo le più diverse realtà del territorio. Anche oltre i confini cittadini, Barcolana ha unito. Siamo stati capaci di fare squadra. Il manifesto di questo progetto lo abbiamo scritto a chiare lettere nel poster che ha accompagnato la cinquantesima edizione: quel… siamo tutti sulla stessa barca voleva dire molte cose”.

Una Barcolana antesignana nell’andare anche oltre confini veri e propri, per definirsi internazionale nel più stretto significato…
“E anche qui devo tirare nuovamente in ballo quel Fulvio Molinari che per primo volle allargare il campo di regata al mare della vicina Slovenia, anticipando quei confini aperti che solo qualche anno dopo vennero cancellati tra queste due nazioni. Un messaggio che resta di eccezionale attualità proprio alla vigilia di GO 2025, capitale della cultura. Barcolana è stata sempre fortemente europea e continueremo ad esserlo. A tale proposito proprio quest’anno proporremo un’interessante novità, rivolta specialmente agli appassionati stranieri: un progetto innovativo denominato Ticket to Race che consentirà ad esempio anche ad un velista di un altro continente di prendersi un biglietto per vivere la regata su un’imbarcazione che gli sarà fornita dalla nostra organizzazione”.

Altri progetti e se vogliamo qualche sogno, per crescere ancora in futuro?
“L’ambizioso progetto della Barcolana è quello di ripartire con progetti innovativi per la città che partano dal mare. Trieste è una città carsica che ha energie sotterranee, poi destinate ad uscire allo scoperto nel mare. Il sogno è poi quello di approdare con il nostro villaggio, sempre più stretto tra la piazza e le rive, nella nuova Trieste destinata a sorgere in quello che si chiama ancora Porto Vecchio, ma che dovrà per forza diventare un Porto vivo. E a Barcolana piacerebbe molto poter contribuire a trasformare questo sogno in realtà”.


Trieste è una città carsica che ha energie sotterranee, poi destinate ad uscire allo scoperto nel mare.