
C’era una volta una principessa. Era narcisista, egocentrica e infelice. Una favola con tanti castelli ma senza sogni e, purtroppo, senza lieto fine: è la vera storia dell’imperatrice Sissi, Elisabeth, amatissima moglie di Francesco Giuseppe.
“Ella riteneva che ognuno avesse diritto alla propria libertà”, così scriveva di lei la nuora Stefania, consegnandola a posteri come la prima femminista. Ciò che oggi riteniamo scontato, infatti, nei decenni alla fine dell’Ottocento non lo era di certo, soprattutto alla corte imperiale di Vienna. Tra le curiosità che costellano il suo cliché patinato e un po’ kitsch dell’eroina sognante, si narra pure del consenso che Sissi diede al rapporto tra Francesco Giuseppe e Katharina Schratt, attrice del Burgtheater che poteva dare all’imperatore la vicinanza e il trasporto che lei non aveva mai potuto offrirgli.
Molte fonti accreditate la dipingono come ribelle e anticonformista, tutt’altro che vittima. Passò a corte solo sei anni dei quaranta come sovrana, preferendo viaggiare con la scusa della salute.
Il suo spirito era sì delicato e lucido, ma era anche soggetta a continue crisi, una donna profondamente inquieta, che in età matura “curava” le sue depressioni con la cocaina che all’epoca veniva considerata una medicina.
Forse comprese di trovarsi di fronte alla fine di un’epoca o, più semplicemente, la sua indole libera e disinibita mal si era conformata alla rigidità della corte asburgica.
Ribelle, anticonformista, donna libera, mai vista un’imperatrice così!
Solo la consapevolezza della sua avvenenza la rese più sicura di sé; per questo cercò di mantenere la sua bellezza il più a lungo possibile, a costo di strampalati capricci. Diete sempre più rigide la portavano a bere “un’orribile mistura di cinque o sei chiare d’uovo con sale”, regime alimentare che forse oggi definiremmo anoressia, e che manteneva invariato durante i suoi numerosi viaggi per conservare un girovita di soli 46 centimetri! Non voleva rinunciare al latte fresco e faceva imbarcare la sua capra e le sue mucche preferite, pretendeva che i vestiti le fossero cuciti direttamente addosso, anche più volte nel corso della stessa giornata. Per mantenere i fianchi snelli dormiva stretta in panni bagnati e faceva immersioni nell’olio d’oliva per conservare la pelle morbida. Aveva una cura maniacale per la sua chioma: il lavaggio veniva effettuato ogni tre settimane e durava una giornata intera, mentre la cura quotidiana esigeva tre ore. E poi la forma fisica, che curava con sessioni di allenamento e lunghe cavalcate.
Oggi si definirebbe una “beauty sickness”, una influencer capace di crearsi uno stile per evadere dalla solitudine e dare un segno di sé.
Ma l’ossessione di Sissi per il suo aspetto, la sua vanità e le sue tendenze eccentriche celavano una profonda infelicità: bella, inquieta e affascinante, difficile da incasellare tanto in un’epoca che in uno stereotipo.