
La sera del 4 marzo 1978 più di 20 milioni di italiani erano davanti alla TV per il grande ritorno di Raffaella Carrà dopo anni di successi all’estero.
“Ma che sera” era lo show, ma quel titolo passa in secondo piano se ricordiamo il ritornello della sigla d’inizio. “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù!” Com’è bello far l’amore, io son pronta e tu Tanti auguri, a chi tanti amanti ha Tanti auguri, in campagna ed in città…” Sì, quel posto era proprio Trieste. Subito dopo, nella stessa sigla, Raffaella, a mo’ di Gulliver, ballava vicino a celebri edifici e monumenti italiani… in miniatura, e tra questi c’era anche la Cattedrale di San Giusto. I triestini furono fieri di quella citazione. La terra dove far l’amore è più bello comincia da qui. Che onore!
Raffaella, inconsapevolmente, aveva creato quello che oggi possiamo definire il sound branding della città, ovvero quel suono memorabile che crea una certa idea di qualcosa. In questo caso, Trieste. Un’immagine positiva e spensierata. È la stessa idea in cui crede IES Trieste Lifestyle, che ha curato con entusiasmo il progetto “Com’è bello da Trieste in giù” promosso dall’Assessorato alle politiche della cultura e del turismo del Comune di Trieste.
La mostra è aperta fino al 16 febbraio 2025 in Porto Vecchio, Magazzino 26, Sala Sbisà. Ingresso libero.
Fino al 16 febbraio, nella Sala Sbisà del Magazzino 26 in Porto Vecchio, la città rende omaggio alla regina della TV con l’esposizione di alcuni abiti di scena di una star capace di creare lei stessa uno stile, anzi un lifestyle. Dall’ombelico scoperto in poi. Attrice, ballerina, cantante, presentatrice… Artista completa, libera, spontanea, sempre professionale. Aperta alle nuove idee e alle trasformazioni della società. Spregiudicata, con eleganza. Con un grande senso dello spettacolo, sempre.
L’esposizione conta 37 abiti indossati da Raffa durante alcuni popolari show TV. Strass, paillettes, chiffon, pietre Swarovski, luccichii, tessuti preziosi, tagli originali, sempre personali, di alta sartoria, di cui 35 provenienti dalla collezione Carrà dell’Archivio Privato di Giovanni Gioia e Vincenzo Mola.
Dagli archivi televisivi provengono invece una serie di frammenti di programmi selezionati da Massimiliano Canè, autore RAI che ha donato due abiti della propria collezione privata all’esposizione. I video spaziano dagli anni ‘70 all’inizio di questo secolo. Da “Ma che sera” a “Carramba! Che fortuna”, per chi ha maggiore dimestichezza con i ricordi invece che con le date esatte.
Ci sono tutti gli ingredienti per un’esposizione imperdibile, accompagnata da una serie di appuntamenti collaterali, pacchetti speciali e sorprese ideati da IES per i giorni di San Valentino. “Carramba, che lifestyle!”





