
Cosa si sono inventate una fotografa, una designer di gioielli e un’esperta di vintage?
Dodici anni fa tre donne ispirate dall’arte hanno iniziato a portare avanti un progetto tanto chiaro nelle loro menti, quanto visionario in quel momento: creare uno spazio in cui giovani creativi locali avrebbero avuto l’opportunità di presentare il proprio lavoro. Allo stesso tempo, volevano rivitalizzare piazza Barbacan in Cavana e le vie circostanti, che oggi dimostrano tutto il loro grande potenziale, all’epoca completamente inespresso. Oggi, a più di un decennio di distanza, il mercato artigianale non solo è vivo, ma cresce – e le sue fondatrici non hanno perso la grinta iniziale.
“Abbiamo iniziato con tanto entusiasmo e tanto coraggio”, ricordano con un sorriso Nika Furlani, Lodovica Fusco e Alessia Alessio Vernì. In un momento in cui il fast fashion e i prodotti di massa dominano gli scaffali dei negozi, loro stesse credono sempre più in una storia diversa: nella qualità, nella lavorazione artigianale e nel tocco personale della persona che sta dietro il prodotto.
Ognuna di loro proviene dal proprio mondo creativo. Nika si dedica alla fotografia da molti anni, attraverso la quale ha sviluppato un forte senso estetico e narrativo. Lodovica è una designer di gioielli, che punta su pezzi senza tempo e dettagli pensati con cura. Alessia invece è una grande appassionata, intenditrice e ricercatrice di capi vintage, che vende nel suo negozio e dona loro nuova vita. Abbiamo parlato con le fondatrici del mercato Barbacan Produce dei nuovi trend e dei cambiamenti che sono avvenuti a Trieste negli ultimi dieci anni. La moda ha virato verso la sostenibilità, i consumatori sono molto più consapevoli e sempre più persone cercano prodotti unici, con una storia. Se un tempo supportare i creatori locali era un’espressione di convinzione personale, oggi è diventato anche una responsabilità sociale. Le fondatrici notano che i giovani designer stanno pensando in modo più audace, sostenibile oggi più che mai. “Non basta più che un prodotto sia bello. È importante come è fatto, di cosa è fatto e chi c’è dietro”, affermano. Il loro mercato è così diventato, nel corso di un decennio, più di una semplice piattaforma di vendita. È diventato un incubatore di idee, un trampolino di lancio per molti creatori e una prova che con perseveranza e una visione chiara si può costruire una storia duratura.
Chi sono i talenti che Barbacan Produce ha aiutato a sbocciare?
“I primi che ci vengono in mente sono gli illustratori Carlotta Zanettini e Berni (come lo chiamano affettuosamente le intervistate, ndr). La prima oggi crea illustrazioni per libri, mentre il secondo ha trasformato il suo hobby in un’attività di successo, in cui ha coinvolto anche il fratello. Hanno fondato un marchio con cui producono magliette con illustrazioni dei monumenti di Trieste. I prodotti più riconoscibili sono le magliette con l’Ursus di Trieste, la famosa gru galleggiante che da anni attende un restauro e una nuova vita, e il tram di Opicina”. Ma queste sono solo due delle tante storie di successo che Barbacan Produce ha contribuito a scrivere.
Quando le fondatrici hanno lanciato il progetto hanno risposto alla loro chiamata principalmente creativi locali. Erano poco più di una dozzina. Oggi gli espositori provengono da tutta Italia, oltre che da Slovenia, Croazia e Ungheria. Sono circa ottanta gli spazi messi a disposizione e per questo la selezione diventa ogni anno più esigente, poiché l’interesse a partecipare aumenta costantemente. Le organizzatrici si stanno già preparando per la prima edizione di quest’anno. Nel 2026 torna il format dei cinque appuntamenti, che dal Covid era ridotto a quattro incontri. La prima data da segnare sul calendario è il 12 aprile, cui poi seguirà l’edizione serale del 14 giugno. Gli altri eventi saranno il 6 settembre, il 25 ottobre e il 13 dicembre.
Nel nostro incontro, le fondatrici hanno parlato delle tendenze attuali, dello sviluppo culturale della città e dell’impatto del turismo, che da fenomeno di nicchia è diventato di massa. Se i visitatori del loro mercato sono cambiati e sono pronti a investire in prodotti durevoli, lo sono anche i turisti. Nika, Lodovica e Alessia osservano “quando Trieste era una destinazione turistica più di nicchia, i visitatori predominanti erano coloro che erano disposti a spendere di più e cercavano esperienze locali autentiche. Oggi la città è sempre più caratterizzata da un turismo di massa. I visitatori internazionali sono generalmente cortesi e molto curiosi, ma il loro interesse per i prodotti locali dipende spesso dalle condizioni economiche. Coloro che raramente si avventurano al mercato sono i turisti delle navi da crociera. Questi non si allontanano da piazza Unità o dall’ormeggio. Ciononostante, è interessante notare che i turisti arrivano a Trieste da tutto il mondo, persino dalla Nuova Zelanda”.
Ma sono cambiati –come già detto– anche i consumatori. “Oggi c’è una maggiore consapevolezza tra di loro” sostengono. “Preferiscono acquistare prodotti di qualità, sostenibili e non di massa. Le nuove abitudini di consumo vedono un pubblico oggi più consapevole e pronto a investire in prodotti etici e duraturi”.
La prima data da segnare sul calendario è il 12 aprile, seguirà l’edizione serale del 14 giugno. Gli altri eventi saranno il 6 settembre, il 25 ottobre e il 13 dicembre.
Poiché Alessia è una grande esperta di moda vintage, le abbiamo chiesto anche se il settore stia diventando più popolare. “Il mercato della moda vintage sta diventando interessante per diversi motivi. Questi abiti spesso si distinguono perché non sono facilmente reperibili nella produzione di massa. Acquistare capi vintage significa anche riutilizzare i vestiti, il che riduce la necessità di nuova produzione e contribuisce a un modo di consumo più sostenibile. Inoltre, i vestiti più vecchi sono spesso realizzati con materiali di qualità superiore e con maggiore cura rispetto a oggi. Sono stati realizzati pensando alla durevolezza e alla longevità, al contrario dell’attuale fast fashion, spesso progettato per un uso a breve termine” risponde.
La moda può essere definita arte? Per le fondatrici del mercato Barbacan Produce, la risposta è chiara: “La moda è arte. E come tale, non dovrebbe cedere alla pressione delle tendenze momentanee. I genitori della nuova generazione dovrebbero sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza della moda sostenibile. È meglio avere un capo di abbigliamento o un accessorio di alta qualità e bello piuttosto che dieci economici. Ma nell’era del consumismo sfrenato, questo non è sempre facile, perché i giovani vengono bombardati da ogni parte con messaggi su cosa dovrebbero comprare e come dovrebbero apparire”.





