A Trieste l’aperitivo si reinventa anche senza alcol.

A Trieste l’aperitivo non è solo un’abitudine: è un rituale urbano. Dai caffè storici ai cocktail bar del centro il momento dello spritz segna da sempre il passaggio tra la giornata di lavoro e la convivialità serale. Una tradizione che affonda le radici nella storia della città.
Le origini dello spritz risalgono infatti all’Ottocento, quando Trieste faceva parte dell’Impero austroungarico. I soldati e i funzionari austriaci, poco abituati alla gradazione dei vini locali, iniziarono a chiedere che venissero “spruzzati” con acqua per renderli più leggeri. Da quel gesto “spritzen”, in tedesco, nacque una consuetudine destinata a trasformarsi nel tempo nel celebre aperitivo che oggi conosciamo, arricchito da bitter e soda.
Oggi, proprio nella città dove la cultura del bere ha sempre avuto una forte dimensione sociale, sta emergendo una nuova tendenza che dialoga con questa tradizione: quella dei mocktail, i cocktail analcolici.
Il termine nasce dall’unione delle parole inglesi mock (imitazione) e cocktail, ma ridurre questi drink a semplici copie senza alcol sarebbe riduttivo. Nei cocktail bar più attenti alle nuove tendenze della mixology, anche a Trieste, i mocktail stanno diventando una categoria autonoma di bevande, pensate con la stessa cura dei cocktail classici.
Il fenomeno si inserisce nel più ampio movimento internazionale No& Low Alcohol, che promuove un consumo più consapevole di alcol, soprattutto tra Millennials e Gen Z. Sempre più persone scelgono di ridurre la gradazione delle proprie bevute senza rinunciare al rito dell’aperitivo, che resta uno dei momenti centrali della socialità cittadina.
È così che accanto allo spritz tradizionale iniziano a comparire nuove interpretazioni analcoliche i mocktail appunto. Bitter alcohol-free, distillati botanici senza alcol, kombucha, infusioni di erbe o fermentazioni naturali permettono ai bartender di ricreare l’equilibrio tra freschezza, amarezza e aromaticità che caratterizza il celebre drink.
Per i professionisti del bancone si tratta anche di una sfida creativa: senza l’alcol, ingrediente che normalmente conferisce struttura al cocktail, diventa fondamentale lavorare su texture, acidità e complessità aromatica.
La tradizione dello spritz, dunque, non scompare. Piuttosto si evolve. Nei bar della città continuano a convivere le versioni più classiche dell’aperitivo e nuove proposte analcoliche pensate per un pubblico sempre più attento al benessere.
In fondo, lo spirito rimane lo stesso di sempre: ritrovarsi, conversare, condividere un bicchiere.
Anche a Trieste, dove l’aperitivo continua a reinventarsi senza perdere la propria identità.

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