Il morbin è uno dei tratti più distintivi del carattere dei triestini, ma se si legge la definizione di morbin della Treccani si può rimanere interdetti: nei bambini è identificato con l’euforia, mentre per gli adulti “indica piuttosto uno stato di leggere eccitazione sessuale”. A suffragare questo assunto basterebbe un’indagine datata 2023 dove tra le città a più alto tasso di tradimento estivo spiccava al primo posto il nome di Trieste. E che dire poi di un’altra classifica, che vedeva il capoluogo giuliano come la meta preferita per una breve fuga tra amanti? “L’importante è che marito e moglie non si trovino in Piazza Unità con i rispettivi partner” pare abbia subito commentato qualcuno davanti a uno spritz.
Ecco gli ingredienti immancabili del vero “local morbin”: ironia, volontà di suscitare la risata, un gruppo di amici e un bicchiere di vino.
Morbin nasce dal veneto mòrbio, che significa rigoglioso e lo si usa per identificare una persona vivace, di buon umore, allegra e compagnona. Non è un caso che sull’asso di coppe delle carte da gioco della Modiano, eccellenza triestina fin dal 1868, venga riportato “una copa de bon vin / fa coragio e fa morbin”.
Il morbin è insomma quell’allegria contagiosa che si sprigiona stando in compagnia, ma è anche qualcosa di più. Chi ha morbin ha anche voglia di fare, è sempre attivo, pronto a cantare, ballare, fare sport; non per primeggiare in maniera agonistica, bensì per lo spirito –certo un po’ goliardico– di stare insieme e divertirsi.


Ecco gli ingredienti immancabili del vero “local morbin”: ironia, volontà di suscitare la risata, un gruppo di amici e un bicchiere di vino.

Con morbin ci si nasce, ma può essere pure quell’alchimia particolare fatta di persone, luoghi, atmosfere che fa diventare memorabile una giornata o (più spesso) una serata. L’estate è senza dubbio il periodo nel quale il morbin si esprime ai suoi massimi livelli grazie ai ritmi rilassati, la voglia di allegria e di vacanza, le serate all’aperto e le notti brave.
Allora se adesso siete pronti per andare alla ricerca del morbin la prima regola è non statevene lì fermi, siete voi a doverlo trovare. Attaccate bottone senza essere petulanti, esponetevi e accettate l’ironia magari un po’ tagliente, ruvida e rigorosamente in dialetto. Ecco, così siete già sulla buona strada. Ora alcuni suggerimenti sui luoghi dove è più facile imbattersi in persone con morbin. Attenzione però! Non siamo mica a Capo Sunio dove ogni sera il tramonto è meraviglioso, sai che noia. Qui abbiamo il molo Audace. Avete mai visto un tramonto da qui? Alle volte fantastico, alle volte no. “Pegola” (che sfortuna) commenterebbe con morbin chi passa di là.
Chi senza ombra di dubbio aveva introiettato il puro spirito triestino era James Joyce e quindi se vogliamo iniziare la giornata come lui al posto del full Irish breakfast recatevi in un buffet vicino al porto industriale. Qui già abbastanza presto per i normali canoni sentirete ordinazioni in un linguaggio altrove inusuale. “Una ciapi rabi naspi e un ninpa de docru”. Aiuto, che suoni sono?! È il parlare alla rovescia, un codice usato dai vecchi facchini del porto che di morbin ne avevano a bizzeffe. Si tratta dell’abitudine tipicamente triestina di invertire le sillabe. Una mano per destreggiarsi in questo difficile rovesciamento delle parole lo si trova in libri come Animo portualini belli di un anonimo raccoglitore di perle esistenziali e racconti incredibili oppure in A la riversa, dizionarietto di Alessandro Ambrosi. Compresa ora l’ordinazione? Una birra piccola alla spina e un panino di prosciutto crudo!


La vita che voio xè a Barcola su un scoio”, tutto ciò che voglio è una vita sdraiato sugli scogli a Barcola, recita una maglietta molto venduta in città.

A Trieste il rito della colazione è secondo al rito della merenda e forse terzo rispetto all’aperitivo, ma non vi preoccupate perché le giornate estive sono lunghe. Una nuotata è quello che ci vuole e gli indirizzi imperdibili sono tre: al Pedocin, l’antico stabilimento diviso tra uomini e donne, il vicino Ausonia, risalente agli anni Trenta e la riviera di Barcola. Non limitatevi a stare sdraiati: tuffarsi a clanfa (ferro di cavallo) provocando più schizzi possibili o sostare al bar sono i must per intrattenersi allegramente. Al chiosco appena fuori dal Pedocin i witz (prese in giro, scherzi) e gli spritz viaggiano rapidi, così come gli scooter con sdraio piegata dietro, vero simbolo dell’easy living locale.
La vita che voio xè a Barcola su un scoio”, tutto ciò che voglio è una vita sdraiato sugli scogli a Barcola, recita una maglietta molto venduta in città, che condensa molto bene la leggerezza con la quale si affronta la stagione e la vita in generale.
Se desiderate sgranchirvi le gambe potete scegliere tra tre differenti proposte. Rimanere a mollo a nuotare al fianco di qualche signora dai capelli grigi che vi racconterà delle sue vivaci partite a carte con le amiche; lanciarvi in atletici tre-contro-tre nella “gabbia del basket” della pineta di Barcola o raggiungere la Val Rosandra per una passeggiata e un corroborante tuffo nel fiume. Ricordate che l’idratazione è importante. I gin tonic de La Pineta delle Scimmie o una Radler (birra e limonata) al Rifugio Premuda saranno un rinfrescante toccasana.
Prima di affrontare la serata un passaggio, anche solo virtuale, va fatto davanti alle vetrine delle Pescherie Davide, emblema del dissacrante humor made in Trieste. Sulla sua pagina Facebook Davide immortala le sue creazioni spesso in tema con la stretta cronaca. Nel periodo del conclave sono apparse le “capesante subito”, mentre nei pressi della notte degli Oscar si va di “La sottile triglia rossa”, “Il palombo volò sul nido del cuculo” o i classici “Lucerne rosse”, “Canocia meccanica” e “A qualcuno piace crudo”. Non manca l’autoironia di una città che svetta tra quelle con l’età media dei residenti più alta d’Italia con un esilarante “Sepe nostrane vive morbide anche per dentiere basculanti”.


Veri place not to miss di Trieste le osmize sono case private che vengono aperte secondo un calendario reperibile online. Qui si servono affettati, formaggi, sottaceti, olive, uova sode e vino, tutto di produzione super locale.

Magari la stanchezza si fa sentire e quindi un rilassante film ci può stare, meglio se al Giardino del Cinema dove la programmazione ideata da Casa del Cinema incontra i gusti di tutti con i blockbuster della stagione appena trascorsa, i film di animazione e quelli in lingua originale. Per gli instancabili invece la direzione è quella del Carso dove –complice il fresco– si brinda nelle osmize. Veri place not to miss di Trieste le osmize sono case private che vengono aperte secondo un calendario reperibile online (www.osmize.com). Qui si servono affettati, formaggi, sottaceti, olive, uova sode e vino, tutto di produzione super locale. Alcune hanno viste mozzafiato sul Golfo, altre sono note per la qualità dei prodotti, ma nel nostro caso la scelta andrà verso quelle dove si canta accompagnati da chitarra e fisarmonica. Non è impresa semplice trovarle, perché il coro in compagnia scatta spontaneo in una serata di morbin. Per andare sul sicuro meglio cercare qualche sagra oppure riscendere verso il bagnasciuga. La baia di Sistiana è il tempio del ballo, il Carnevale estivo di Muggia ad agosto è un concentrato di divertimento, mentre la zona tra la pineta di Barcola e il Castello di Miramare offre sempre qualche spunto per tirare tardi… con morbin!

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